Teatro civile
L'onore degli altri

Perché davanti a una violenza continuiamo a chiederci cosa abbia fatto la vittima?
Il 5 agosto 1981 l'Italia non ha soltanto cancellato una norma del Codice Penale. Ha cominciato a smontare un modo di guardare il mondo.
Per quasi mezzo secolo il delitto d'onore e il matrimonio riparatore non sono stati soltanto istituti giuridici. Sono stati un linguaggio. Un sistema di parole capace di trasformare la violenza in incidente, il possesso in amore, il silenzio in pace, la vittima in colpevole.
Questa non è una ricostruzione storica. È un processo. Non agli uomini del passato, ma alle parole che hanno permesso loro di sentirsi dalla parte della ragione.
In scena non ci sono eroi. Ci sono figure che rappresentano le istituzioni, il potere, la tradizione, la famiglia, la religione, la legge. Ognuno difende una verità che sembra ragionevole. Ed è proprio questa apparente ragionevolezza a diventare il luogo più pericoloso della violenza.
Accanto a loro compare un Sociologo. Non è un narratore. Non è un giudice. È la coscienza critica della comunità. Mostra ciò che normalmente rimane invisibile: il modo in cui una società costruisce consenso, distribuisce colpe, addestra il linguaggio e, attraverso il linguaggio, costruisce la realtà.
Al centro resta una Ragazza.
Per gran parte dell'opera gli altri parlano di lei. Solo lentamente iniziano ad ascoltarla. Ed è in quel passaggio, apparentemente minimo, che cambia la storia. Perché ogni forma di oppressione comincia quando una persona smette di essere una voce e diventa un argomento.
«L'Onore degli Altri» non parla soltanto del passato. Interroga il presente, perché ogni volta che davanti a una violenza ci chiediamo che cosa abbia fatto la vittima, ogni volta che cerchiamo un motivo per spiegare l'ingiustizia invece di guardare chi l'ha compiuta, ogni volta che il giudizio precede l'ascolto, quel passato torna a respirare.
Il teatro non cambia le leggi. Può però cambiare le domande.
E forse è proprio da una domanda diversa che comincia ogni autentica rivoluzione civile.
Ogni oppressione comincia quando una persona smette di essere una voce e diventa un argomento.
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Il copione non è scaricabile. Per leggerlo, per una lettura scenica o per una produzione, si scrive all'autore.
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