Parole, note, movimento
I titoli alla fine

Istruzioni per una donna quasi libera
Una donna non nasce con un posto nella società. Impara ad occuparlo, e, prima ancora, impara quale posto le è consentito occupare.
Questo testo è una riflessione teatrale sui meccanismi attraverso i quali una società produce ruoli, aspettative e disuguaglianze, fino a farli apparire naturali.
Non serve sempre un divieto, spesso basta un'aspettativa. Non serve una porta chiusa ma basta insegnare a non attraversarla. Il potere più efficace è quello che non sembra potere, quello che Diventa educazione, buon senso, normalità, quello che trasforma una disuguaglianza in una scelta.
Ma quanto è libera una scelta quando le alternative hanno costi diversi? Quanto vale il merito quando qualcuno ha avuto un aiuto e qualcun altro no? Quanto è personale un desiderio quando abbiamo imparato prima cosa è desiderabile e cosa non lo è?
La pièce attraversa maternità, lavoro, sport, controllo, corpo, età e relazioni per mostrare una cosa semplice e scomoda: la società non ci dice soltanto chi dobbiamo essere. Ci insegna anche a giudicare noi stessi con i suoi occhi. Ed è allora che il controllo raggiunge la sua forma più perfetta, quando non ha più bisogno di qualcuno che controlli perché abbiamo imparato a farlo da soli.
Il segnalibro diventa la metafora di questo processo. Non impedisce di leggere. Indica dove abbiamo deciso di fermarci. E forse il problema dell'uguaglianza non è che non abbiamo ancora imparato a pronunciarla. È che abbiamo costruito una società capace di dirsi eguale mentre continua a distribuire in modo diverso possibilità, autorità, tempo, cura e riconoscimento.
Abbiamo letto il libro ma poi abbiamo messo un segnalibro e ci siamo fermati prima della pagina più difficile. Quella in cui l'uguaglianza smette di essere una frase e diventa una pratica sociale.
Ed infine, la società non ci consegna semplicemente un'identità ma ce la titola, così scopriamo che il vero problema è che quando arrivano i titoli di coda, molte delle cose che credevamo nostre scelte erano già state scritte da qualcun altro.
Portarla in scena
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