Vai al contenuto
Home

Tutte le opere

Commedia semiseria

Grazie, prego

Copertina disegnata per Grazie, prego

Ma, almeno questa volta, sappiamo che cosa stiamo dicendo?

Due parole, le pronunciamo ogni giorno, convinti che appartengano al territorio rassicurante della buona educazione, ma basta fermarsi a riflettere per scoprire che, dietro la cortesia, si nasconde spesso una questione di potere.

In questa commedia, Alessandro La Noce trasforma due formule quotidiane in una lente sociologica attraverso cui osservare le nostre relazioni, le convenzioni che ci governano e i debiti invisibili che ci portiamo addosso. Con il ritmo del paradosso e il linguaggio dell'ironia, il confronto tra un professore, Marta e Nicola mette a nudo le contraddizioni della convivenza: il bisogno di essere riconosciuti, la paura di deludere, la gratitudine che diventa obbligo, il favore che si trasforma in ricatto morale. Perché non sempre chi dà è generoso e non sempre chi riceve è libero. Qualche volta, dietro un “dopo tutto quello che ho fatto per te”, si nasconde la pretesa di possedere una parte della vita altrui.

Il teatro è uno specchio scomodo. Ridiamo delle ipocrisie sociali, delle formule di circostanza, dei piccoli rituali quotidiani, poi ci accorgiamo che, dietro ogni battuta c'è qualcosa che ci riguarda. Perché è facile denunciare il potere degli altri, più difficile riconoscere quello che esercitiamo noi, magari con le migliori intenzioni.

Si può essere riconoscenti senza diventare prigionieri di ciò che abbiamo ricevuto? È questa la domanda che attraversa la commedia e accompagna il professore verso una scelta difficile, quella di riconoscere il bene ricevuto senza rinunciare alla propria dignità.

L’autore non offre risposte consolatorie ma preferisce lasciare aperte le contraddizioni, affidando all'ironia il compito di smontare le nostre certezze. Perché la società non è fatta soltanto di leggi e istituzioni, ma anche di aspettative invisibili, obblighi morali e paure che impariamo a chiamare educazione. E quando lo spettacolo sembra arrivare alla conclusione, il teatro rivela il suo ultimo inganno: anche l'applauso può essere una convenzione, anche la spontaneità può avere un copione.

Questa è una commedia che diverte, provoca e interroga, non ci invita a smettere di ringraziare, ma a capire che cosa chiediamo agli altri quando lo facciamo, perché un favore può creare un legame, ma non un proprietario. La riconoscenza custodisce la memoria e non deve diventare una condanna.

In fondo, la libertà comincia quando possiamo dire grazie senza sentirci in debito, senza sentirci colpevoli. Il resto è contabilità, e la vita non dovrebbe essere un registro in cui qualcuno, prima o poi, presenta il conto.

Portarla in scena

Il copione non è scaricabile. Per leggerlo, per una lettura scenica o per una produzione, si scrive all'autore.

Scrivere all'autore

Le prossime

Tutte le opere