Commedia
Chiara. La ragazza che rubò Dio

Il vero protagonista non è Chiara: è la paura del cambiamento.
L'autore evita con intelligenza la trappola dell'agiografia. Chiara qui non è una santa da venerare, ma una ragazza da ascoltare e soprattutto da fraintendere. Perché tutta la commedia si costruisce su un'intuizione tanto semplice quanto geniale: Chiara quasi non viene raccontata da se stessa, ma dagli altri. Dal padre che vede sfumare il futuro che aveva progettato, dalle guardie incapaci di comprendere ciò che esce dai regolamenti, dai mercanti che cercano un prezzo per tutto, dal popolo che trasforma ogni fatto in pettegolezzo.
Ne nasce una commedia brillante, dove la risata non è mai evasione, ma uno strumento di conoscenza. Si ride, ma ci si accorge presto che ogni battuta smonta un luogo comune. Il bersaglio non è la religione né la storia, bensì il bisogno tutto umano di rinchiudere le persone dentro una definizione rassicurante.
La scrittura alterna ritmo popolare e profondità filosofica con naturalezza. I dialoghi scorrono veloci, gli equivoci si moltiplicano, i personaggi sembrano usciti dalla piazza di ogni tempo. E il pubblico si accorge che il vero protagonista non è Chiara, ma la paura del cambiamento.
La Noce conferma ancora una volta che la cifra che caratterizza il suo teatro è quella di usare il palcoscenico come laboratorio sociale. I suoi personaggi non spiegano idee, le incarnano. Le questioni più serie come libertà, potere, identità, possesso e fede non vengono affidate a lunghi monologhi, ma a battute che sembrano leggere e che, qualche istante dopo, continuano a lavorare nella mente dello spettatore.
Il titolo è un piccolo capolavoro di provocazione. Chiara non ruba Dio. Ruba qualcosa di molto più scomodo: le nostre certezze. E alla fine si comprende che il furto non è avvenuto sulla scena, ma in platea. Lo spettatore esce con qualche sicurezza in meno e con qualche domanda in più.
Ed allora per l'autore è forse questa la definizione più onesta del teatro quando è davvero vivo, non un luogo dove si imparano risposte, ma uno spazio in cui si diventa un po' meno sicuri e un po' più liberi.
Chiara non ruba Dio. Ruba le nostre certezze. E il furto non avviene sulla scena: avviene in platea.
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