commedia tragicomica sulla burocrazia e sul lavoro contemporaneo
UNA COMMEDIA EDIFICANTE
Un uomo voleva costruire case. Ha finito per costruire moduli.
Tra PEC, DURC, CILA, SCIA, PSC, allegati, rettifiche e certificazioni emotive, il lavoro diventa una caricatura della società contemporanea: non basta più fare le cose, bisogna continuamente dimostrare di averle fatte.
Il documento prende il posto della realtà.
La procedura prende il posto del buon senso.
E l’uomo rischia di diventare l’allegato della propria vita.
Una commedia surreale, ma nemmeno troppo, sull’alienazione burocratica, sulla retorica dell’efficienza e sulla progressiva trasformazione del lavoro in una macchina che produce soprattutto… altra burocrazia.
Poi il nostro protagonista scappa dal palazzo degli uffici torna al cantiere.
Ma anche lì il mondo è cambiato: droni, laser scanner, BIM, realtà aumentata.
Prima mettevamo mattoni.
Adesso mettiamo dati.
Eppure il muro deve ancora stare in piedi.
Ed è qui che la commedia diventa domanda: stiamo costruendo meglio o stiamo semplicemente costruendo più documenti intorno alle cose?
Perché un lavoro non è soltanto produttività.
È anche senso.
E forse, ogni tanto, oltre a un certificato, a un modulo e a una PEC, servirebbe ancora qualcuno capace di dire: “Questo muro l’abbiamo costruito noi.”