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La storia quando smette di essere memoria

NON ANCORA, MAI PIU'

Non è un monologo sul suffragio femminile. o almeno, non soltanto. Il diritto di voto è il punto di partenza per una riflessione più radicale sulla cittadinanza, sulla rappresentanza e, soprattutto, sul potere.

La protagonista non entra in scena per chiedere uno spazio ma lo occupa. La parola diventa gesto, presenza, interruzione. E proprio l'interruzione è la cifra drammaturgica del testo: interrompere l'attesa, la normalità, persino l'idea rassicurante che una conquista giuridica coincida con una conquista reale.

La scrittura procede per anafore, frasi brevi, accumulazioni. Una lingua volutamente assertiva che trasforma il monologo in una progressiva presa di possesso della scena.

Il passaggio più interessante è quello dal diritto al potere: si può essere formalmente inclusi e continuare a non incidere; rappresentati senza essere realmente ascoltati; presenti senza contare.

È qui che il testo supera il teatro civile inteso come semplice memoria e diventa teatro politico e filosofico. Il passato non viene ricostruito, viene fatto collidere con il presente. La storia non è un museo, ma una domanda ancora aperta.

E forse la domanda più teatrale è proprio questa: chi conta davvero dentro un mondo che si definisce di tutti?

Un monologo che non cerca una risposta rassicurante. Cerca una crepa.

E attraverso quella crepa, ancora una volta, entra la storia.

Presentato il 14 luglio 2026 presso Lilium Art Gallery in Perosa Argentina in occasione della mostra "Ottant'anni dal primo voto alle donne"

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