Un monologo che comincia come una dichiarazione d’amore e finisce per diventare una domanda.
ELOGIO DEL CAVALLO E ... DELLE DONNE
Il cavallo è libertà, forza, bellezza. Ma soprattutto è l’animale che insegna all’uomo una cosa difficile: per guidare non sempre bisogna comandare.
Poi arrivano le donne E qui il testo si fa più inquieto, perché la parola libertà comincia a combattere con parole come domare, conquistare, possedere.
È la contraddizione di Federico Caprilli, ufficiale di cavalleria, considerato il padre dell’equitazione naturale moderna, l'uomo che insegnò al cavaliere a lasciare spazio al cavallo.
Ma è un uomo che ha capito che il cavallo non si conquista con la forza e sembra non avere ancora compreso fino in fondo che anche una donna non si può amare mettendole le redini. Ed è proprio questa contraddizione a rendere il personaggio interessante.
Perché il teatro non deve mostrarci uomini perfetti mai uomini veri, capaci di intuire una verità e, nello stesso tempo, di tradirla.
Alla fine resta una domanda semplice e terribile: si può amare davvero ciò che non possiamo possedere?
Forse il cavallo lo sa già, le donne, probabilmente, lo hanno sempre saputo.