Dove finisce la legge, comincia l’ascolto.
CONSENSO A SCADENZA
Un atto unico che porta il teatro dentro una delle zone più delicate del nostro tempo: il rapporto fra consenso, legge e responsabilità.
Tre persone, una stanza, un fascicolo e una domanda che diventa sempre più grande: può la legge proteggere ciò che il corpo non riesce a documentare?
Il testo costruisce un confronto quasi burocratico, freddo, procedurale. Ma proprio da quella freddezza emerge l’umanità di Claire, che mette in crisi l’illusione che ogni esperienza possa essere trasformata in una prova, un modulo, una registrazione.
"Non tutto ciò che è vero può stare in un modulo" è forse la frase che attraversa tutto il testo.
Il consenso non è una firma.
Non è un contratto.
Non è un archivio.
È una relazione. È ascolto. È attenzione. È la capacità di fermarsi davanti a un dubbio.
E soprattutto è qualcosa che non scade, ma deve poter rinascere ogni volta.
Il merito del testo è non cercare una risposta rassicurante. Mette invece lo spettatore davanti a una contraddizione terribilmente contemporanea: abbiamo bisogno di regole per difenderci, ma nessuna regola può sostituire la responsabilità umana.
Perché il corpo non sempre denuncia.
Il silenzio non sempre acconsente.
E un “sì” pronunciato ieri non può diventare per sempre la proprietà di qualcun altro.
Alla fine resta una parola: memoria.
Non come documento del passato, ma come responsabilità verso il futuro.
Perché chiedere non è diffidare ma è riconoscere che l’altro esiste.